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LA BAITA NELLA STORIA

LA BAITA 

Al giorno d’oggi il nostro concetto di baita è quello di una casetta, anche di modeste dimensioni, situata in un contesto montano, costruita con materiali tipici dei luoghi, sasso e legno, e normalmente ubicata oltre i 1000 mt slm, quindi non sempre accessibile nel periodo invernale. La funzione di questo tipo di abitazione è divenuto, nel tempo, quello di punto di riferimento e di appoggio per  i periodi di vacanza e di relax; in baita infatti è bello trascorrere momenti di tempo libero con i nostri familiari ed i nostri amici.  Molto frequentemente, inoltre, la baita è dotata di ogni tipo di comfort affinché possa essere utilizzata con tranquillità anche nei periodi dell’anno climaticamente meno favorevoli. La concezione di baita in tali termini, però, si è acquisita solo recentemente (clicca sul link per vedere alcune delle nostre baite in vendita http://www.labaitacase.com/mappa/?type=87).

La storia dei territori alpini, infatti, ci mostra la baita, oltre che come dimora, anche come luogo di riferimento per le attività economiche delle famiglie contadine che vivevano sul territorio  e che dovevano adeguarsi alle condizioni ambientali, tanto climatiche che del territorio, per trarne sostentamento lungo tutto il corso dell’anno. Non per ultimo è da rilevare inoltre che le varie tipologie costruttive di questo edificio riprendono le loro caratteristiche anche dall’influenza delle varie dominazioni succedutesi nel tempo e delle popolazioni confinanti.

In questa sede andiamo a tracciare la storia della baita in un particolare contesto alpino: la Valtellina.

L’arco alpino è da sempre stato luogo di scambio tra culture e realtà diverse. Nel XV secolo la Valtellina era un’estesa area di confine tra: Ducato di Milano, Repubblica di Venezia e Leghe Grigie. Tutto ciò favorì un incontro di culture che vennero diffuse nelle valli confinanti lasciando tracce visibili, oltre che nella lingua (dialetti), negli usi e nei costumi anche nelle dimore e negli insediamenti rurali tradizionali. Tanto per fare un esempio le zone della bassa valle e del comprensorio orobico risentirono degli influssi bergamaschi e veneti. Tutto ciò fu favorito dal potenziamento di due passi alpini come il Dordona che si raggiunge partendo dall’abitato di Fusine per giungere a Foppolo sul versante bergamasco ed il passo alpino di San Marco che vennero  potenziati, ad opera dell’allora Ducato di Venezia, per migliorare il passaggio dei commerci con le popolazioni del territorio bergamasco allora ancora soggetto a tale dominazione. L’antica via “Priula” ancora individuabile lungo l’attuale strada che porta al passo di San Marco, conserva tutt’oggi, a tratti, l’originaria pavimentazione a ciottoli che, inerpicandosi dall’abitato di Morbegno, passando per il comune di Albaredo lungo la valle del Bitto, giunge al passo per poi raggiungere Mezzoldo, il primo comune della provincia di Bergamo. Non solo l’influenza dovuta agli scambi culturali fra popolazioni diverse fu la causa della diversa evoluzione delle tipologie costruttive. Anche le caratteristiche del territorio e un’economia prevalentemente contadina contribuirono alla formazione e alla trasformazione nel tempo degli insediamenti e delle tipologie delle dimore. Ciò che va rilevato, comunque, è che le caratteristiche delle tipologie abitative era principalmente in funzione delle modalità di gestione del territorio dalla sua morfologia e dal clima.  La baita come dimora alpina infatti è parte di quel fenomeno che vedeva lo spostamento delle famiglie con il bestiame, nel periodo primaverile, per raggiungere l’alpeggio. Le comunità erano organizzate secondo un’economia di sussistenza che si modificò e modificò notevolmente gli insediamenti con il sopraggiungere delle coltivazioni dei vigneti, dei cereali a quota più alta e dei castagneti sul versante orobico.

Se vogliamo quindi provare a trarre una prima conclusione possiamo affermare che la baita fa parte di quegli insediamenti rurali iniziali legati ad una prima economia di sostentamento che utilizzava gli alpeggi, a tutte le quote, nelle stagioni più propizie grazie anche ad una fitta rete di percorsi che ne consentivano la transumanza. Non è azzardato quindi pensare alla baita non solo come ad un semplice edificio ma, come accennato da T. Forni ne “La dimora rurale e le sue testimonianze” in Beni culturali della Comunità Montana Valtellina di Sondrio, ad un “contenitore di vita e di storia”.

Un Commento

  • Massimiliana 1 Aprile 2020 at 9:52

    Articolo interessante, mi iscriverò per vedere gli altri.
    a presto

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